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pink tax essere donna costa di più

Pink Tax: perché essere donna costa di più?

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Sei una donna italiana? Allora quasi sicuramente guadagni meno di un uomo ma paghi di più i beni di consumo. E questo non è certo a causa tua o per qualche demerito personale, ma solo perché hai due cromosomi X nel tuo DNA! Com’è possibile ti chiederai?
Benvenuta nel paradosso della Pink Tax o tassa rosa! Ovvero una tassa che costringe le donne a pagare più soldi per i propri acquisti. Scopriamola insieme.

Come nasce la Pink Tax?

Tutto nasce da alcune semplici iniziative di marketing che hanno deciso di differenziare il medesimo prodotto verso target diversi creando nel consumatore una sorta di percezione che ne esista una versione maschile e femminile, anche se in realtà sono identici. In questo modo, basterà posizionare un prodotto (come un semplice rasoio) per il pubblico femminile per renderlo più costoso del rasoio, perfettamente identico ma blu, rivolto al consumatore maschile.

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Cosa li differenzia? Quasi niente perché il prodotto è lo stesso, il design pure, la distribuzione anche, stesso brand, qualità e caratteristiche: cambia solo il colore.
Secondo alcuni studi infatti, i prodotti femminili costano circa il 7% in più rispetto a quelli maschili. Se si tratta di cosmetici o prodotti di bellezza, invece, il divario aumenta al 13%, mentre è un 8% in più per l’abbigliamento al femminile, ma non solo.

Quali sono i beni più colpiti dalla Pink Tax?

Secondo le statistiche shampoo e balsami per capelli per la clientela femminile, ad esempio, costano in media il 48% in più di quelli maschili. Ma non solo, perfino i jeans da donna costano quasi il 10% in più di quelli per uomini e pure le biciclette da donna il 6% in più di quelle da uomo. Vuoi un esempio più tangibile? Allora pensa ad un semplice taglio di capelli da un parrucchiere: per un uomo raramente si superano i 20€, mentre il taglio per una donna costa almeno il doppio, se non il triplo!

pink tax essere donna costa di più taglio dei capelli

Questa differenza di trattamento è stata sottolineata anche dall’ex ministra delle Pari opportunità francese, Pascale Boistard, portando l’esempio delle confezioni di rasoi: quelle destinate alle donne ne contengono 5 al costo di 1,80 euro, mentre quelle per uomini ne contengono 10 e costano 1,72 euro. Un bella differenza!
Questa ingiusta discriminazione non riguarda solo i beni di consumo ma arriva a colpire addirittura le polizze auto, che arrivano ad avere un rincaro fino al 4% ai danni delle donne. Ti sembra una situazione paradossale? Eppure il peggio deve ancora venire! Pensa che gli assorbenti femminili sono considerati come beni di lusso (e non di prima necessità) e quindi vengono tassati al 22%.

La questione dell’IVA sugli assorbenti

Perfino un prodotto semplice ma allo stesso tempo indispensabile come un assorbente può essere usato per penalizzare le donne. Può sembrare incredibile ma, come sottolineato precedentemente, secondo la legge italiana gli assorbenti sono considerati un bene di lusso (e non indispensabili) e quindi devono essere tassati con IVA al 22%. Al contrario, la legge considera i rasoi da uomo un bene di prima necessità perciò sono tassati con IVA al 4%, come il pane e il latte. Riassumendo, farsi la barba è una necessità mentre convivere ogni mese con il ciclo mestruale a quanto pare si tratta di un lusso!

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L’aspetto più sconcertante è che in Italia sono completamente esenti da Iva le scommesse, il gioco d’azzardo, le monete e perfino i lingotti d’oro. Su latte e ortaggi, che sono beni primari e deteriorabili, viene applicata l’aliquota al 4%, insieme a occhiali o protesi per l’udito, ma anche i volantini e manifesti elettorali. Iva ridotta al 10% anche per carne, birra, cioccolato, ma pure tartufo, merendine e gli oggetti di antiquariato. Perfino basilico e rosmarino sono al 5%. Assorbenti e pannoloni invece no, sono al 22% perché non ritenuti beni di prima necessità. E una situazione che si aggrava se si pensa che questo vale anche per la pillola anticoncezionale.

Il problema riguarda per la maggior parte le donne italiane visto che in Paesi come il Canada e l’Irlanda l’imposta sugli assorbenti è stata completamente abolita e nel resto dell’Europa, invece, l’aliquota c’è ma è molto più ridotta. La Francia, ad esempio, l’ha abbassata dal 20% al 5%, così come l’Olanda al 6%, l’Inghilterra è passata dal 17,5% al 5,5% e il Belgio dal 21% al 6%.

Facciamo i conti

Il vero problema è rappresentato dall’IVA visto che tutti gli assorbenti, i tamponi interni e le coppette mestruali sono sottoposti ad una tassazione esagerata e sproporzionata rispetto ai beni di prima necessità. Questo si riflette sui nostri portafogli! Pensa che nel corso dell’intera vita ogni donna deve affrontare in media 520 cicli mestruali. Se poi, per una questione igienica, durante i giorni del ciclo è consigliabile cambiare l’assorbente almeno 4 volte al giorno si può calcolare che ogni donna consumi ben 12 mila assorbenti nel corso della vita.

Immagine da Corriere.it

Si stima che solo in Italia ogni mese siano ben 21 milioni le donne che acquistano assorbenti tradizionali al supermercato per un totale di 2.6 miliardi di unità all’anno. Ipotizzando un costo di 4-5€ per una confezione da 14 pezzi risulta che una donna nel corso di una vita (40 anni di ciclo) spende più di 5000€ in assorbenti che sono circa 127€ all’anno. Mica poco!

Qual è la soluzione giusta?

Per affrontare il ciclo con serenità e risparmiando la soluzione giusta è la coppetta mestruale è un valida, economica ed ecologica alternativa agli assorbenti. Fa risparmiare tempo e denaro e abbatte sensibilmente l’impatto ambientale, eliminando i tanti assorbenti e tamponi che finiscono ogni giorno in discarica. È un tipo di barriera che si indossa come un tampone durante i giorni del ciclo per raccogliere il flusso mestruale invece che assorbirlo.

Oltre ad essere comoda e pratica la coppetta mestruale costa davvero poco (Alia•Cup costa solo 19,90 €) ed è riutilizzabile fino a 10 anni. Bastano pochi mesi per ammortizzare il costo della coppetta mestruale rispetto agli assorbenti tradizionali! Allora perché sprecare denaro nell’acquisto degli assorbenti tradizionali se esiste un prodotto economico, riutilizzabile e sostenibile?